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ALLE RADICI
Alfio Bonanno

Omaggio ad Alfio Bonanno
Novembre 2019

 

Se esistesse una fiaba in cui un gigante buono dovesse salvare il pianeta terra e mettere al sicuro gli umani costruendo intrecci di nidi sugli alberi a mo’ di rifugio, case concentriche a forma di chiocciole, cinte di tronchi di alberi come cattedrali, barche che non navigano per mari ma accolgono, sentinelle di pietra e tanto altro ancora…se esistesse davvero questa fiaba, il gigante, avrebbe spalle larghe e possenti, mani nerborute e operose, e una folta barba grigia, che all’occorrenza si riempie di fiori, a conclusione di un viso dalle guance paffute e di due occhi colmi di tante vite vissute. Questo gigante buono avrebbe, ancora, l’energia di un vulcano ai piedi del quale è nato, l’audacia di una natura selvaggia e incontaminata che ha conosciuto nella sua infanzia, l’atavica pacatezza delle pianure danesi e sarebbe un Artista.
Ma tant’è che l’essere giganti è solo questione di punti di vista e le fiabe possono essere rese ancora più meravigliose dalla realtà, perché costui esiste davvero e si chiama Alfio Bonanno. Non deve proteggere gli umani e salvare il pianeta, ma ha un grande rispetto degli uni e dell’altro e si pone con semplicità e vocazione al cospetto della Natura.
Alfio Bonanno, classe 1947, è originario di Milo che lascia, insieme alla famiglia, a quattro anni per trasferirsi in Australia. Poco più che un ragazzino sperimenta l’Arte, i colori e comprende che è quella la strada che vorrà perseguire tutta la vita. Inizia a dipingere. Appena diciottenne, con lo scoppio della guerra in Vietnam, ritorna con la famiglia a Messina. Lì i suoi genitori riescono a comprare una porzione di terra, la coltivano con alberi da frutto, verdure, frumento, e vitigni dell’Etna. Hanno vitelli, anatre, galline e una capra per il latte.
Decisiva è Roma, dove Alfio incontra Lone, una giovane donna danese, con la quale decide di trasferirsi in Danimarca. Lì mette su casa e famiglia ma non del tutto radici, perché quando lo conosci, Alfio, capisci che quello con la sua terra d’origine è il vero legame radicato, sentito e potente che nessun altro luogo, nessuna istallazione nei posti più belli o remoti del mondo e nessun riconoscimento dei musei più prestigiosi può sostituire.
Oggi, Alfio Bonanno è uno dei più importanti e conosciuti esponenti della Land Art, una corrente artistica in cui centrale è il paesaggio su cui si opera e che ebbe origine in America negli anni ’60, o forse sarebbe meglio dire del Movimento Arte/Natura, come è solito fare lui. Questo basti a collocarlo in un ambito, perché non ama le etichette o la “filosofia” che sottende la realizzazione delle sue opere. Alfio è Natura. I suoi strumenti attuali sono inconsueti: fa di un legnetto il suo pennello sottile, usa le foglie per i tratti più spessi, le dita per essere più materico, rende libero il fluire degli inchiostri sulla carta. I suoi bozzetti a matita hanno una precisione e un’attenzione al dettaglio, alle luci e alle ombre, che è già incantesimo.
Quando opera in natura, invece, cerca il dialogo con il territorio, il confronto, il sentire reciproco. I suoi progetti, le sue istallazioni, prendono forma dai materiali locali che studia e adopera come se fossero da sempre in attesa di essere scoperti e valorizzati dalla sua intelligenza creativa che è essenzialmente umiltà per i luoghi, forte sensibilità e capacità di cogliere e esternare, perché la bellezza ama nascondersi. La sua fantasia è tanta, inesauribile, te ne accorgi passando anche poco tempo insieme a lui, ed è contagiosa da far credere a chiunque di poter essere un artista, se non fosse che dietro ad ogni suo gesto c’è una sapienza costruita, uno studio maturato e un talento coltivato con amore. Bonanno sfida anche l’effimerità perché ha il potere di rendere eterni i luoghi in cui opera che, seguendo il loro ciclo naturale, si riconfermano essi stessi opere d’arte pronti a mutare come muta il tempo. La sua arte ha inoltre un aspetto sociale non indifferente, coinvolge le persone, dando loro la possibilità di interagire con l’istallazione, talvolta confine tra architettura e scultura, di ripensarla, viverla.
Oggi, con il paesaggio che diventa drasticamente alla ribalta delle cronache e al centro delle discussioni, viene da chiedersi se chi opera in questo modo, con l’Arte per veicolare un messaggio, non sia davvero un gigante che cerchi davvero di salvarlo il pianeta terra e di dialogare con gli umani affinché si rendano conto di quanto di bello c’è in ogni cosa e lo tutelino, finché sono in tempo, si tutelino, finché sono in tempo.

 

Laura Cavallaro

 

foto di Carmen Cardillo

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